Devotional
16 Maggio 2026 4 min di lettura

S1 Ep2: Mantieniti saldo #2 – Esilio, non Fine

Per molti atleti lo sport non è soltanto una professione: è casa.
Casa non nel senso di mura, ma nel senso di familiarità.

Casa diventa il centro sportivo dove si entra quasi ogni giorno, il campo consumato da allenamenti ripetuti centinaia di volte, gli spogliatoi pieni di ricordi, fatica e sogni.
Casa è la routine: gli orari precisi, i gesti ripetuti, gli esercizi che scandiscono le settimane e persino le stagioni della vita.

Per un atleta, quel luogo smette presto di essere soltanto una struttura. Diventa uno spazio emotivo/relazionale.

Per questo, quando un atleta cambia squadra, si infortuna o smette di giocare, spesso prova una sensazione simile a quella di chi lascia casa. Non perde soltanto un’attività: perde un ambiente che lo aveva formato, accolto e accompagnato per anni.

Per altri, invece, una squadra può rappresentare un luogo indesiderato. Un posto dove ci si sente fuori posto, quasi un pesce fuor d’acqua.
A volte succede per dinamiche interne: un allenatore che non ti considera, difficoltà a creare legami nel gruppo, incomprensioni continue. Altre volte persino fattori esterni possono pesare sull’anima di un atleta come il clima, la lingua, la cultura, etc…

Anche il popolo d’Israele si trovò in una situazione simile.
Esuli a Babilonia, lontani dalla loro terra, desideravano tornare il prima possibile. Vivevano attriti continui con il popolo che li aveva deportati e probabilmente pregavano Dio perché cambiasse immediatamente la loro condizione.

Ma la risposta di Dio, attraverso il profeta Geremia, fu sorprendente:

“Costruite case e abitatele; piantate giardini e mangiatene il frutto; prendete mogli e generate figli e figlie; prendete mogli per i vostri figli, date marito alle vostre figlie perché facciano figli e figlie; moltiplicate là dove siete e non diminuite. Cercate il bene della città dove io vi ho fatti deportare e pregate il SIGNORE per essa; poiché dal bene di questa dipende il vostro bene”.

Geremia 29:5-7

Israele desiderava andarsene. Dio disse: costruite case.
Desideravano mettere radici altrove. Dio disse: moltiplicatevi lì dove siete.
Desideravano vendetta. Dio disse: pregate per quella città.

Dio non rispose secondo il loro desiderio immediato, ma secondo il Suo piano perfetto.
E spesso è proprio questo che mette alla prova il nostro cuore: quando il Signore non aggiunge tasselli al nostro progetto, ma sembra portarci in una direzione completamente diversa.

In quei momenti cresce il dubbio. Cresce la tentazione di cercare solo parole che confermino ciò che già desideriamo. Per questo Dio mise in guardia Israele subito dopo:

I vostri profeti, che sono in mezzo a voi, e i vostri indovini non v’ingannino e non date retta ai sogni che fate.

Geremia 29:8

Quando ci sentiamo nel posto sbagliato, rischiamo di ascoltare soltanto ciò che alimenta i nostri piani. Ma Dio vede più lontano di noi.

Ed è qui che arriva una delle promesse più potenti della Scrittura:

“Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il SIGNORE, “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.”

Geremia 29:11

Forse oggi ti senti fuori posto.
Forse non comprendi questa fase della tua carriera o della tua vita. Forse pensi che nessuno ti stia valorizzando davvero.

Ma Dio non ha perso la bussola della tua vita.

Anche quando ti trovi in una “Babilonia” che non hai scelto, il Signore continua a costruire qualcosa dentro di te. Continua a formare il tuo carattere, la tua fede, la tua dipendenza da Lui.

Per questo la chiamata non è mollare, ma restare fedeli.

Voi mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore; io mi lascerò trovare da voi

Geremia 29:13-14

Sii costante nella corsa.
Fedele anche nel dubbio.
Rimani in silenzio davanti alla Sua presenza e aspettalo pazientemente.

Perché la Sua mano non arriva mai in ritardo.