Jaden Edward Dhananjay Ivey, nato il 13 febbraio 2002 a South Bend, Indiana, è stato una delle guardie più interessanti della sua generazione nel panorama NBA. La sua storia è quella di un giovane cresciuto nello sport — fra football, basket, calcio e karate — che ha scelto di concentrarsi sulla pallacanestro solo al liceo, arrivando poi a scalare i vertici della lega più competitiva del mondo. A influenzare profondamente il suo percorso c’è anche la madre, Niele Ivey, ex cestista campionessa NCAA nel 2001 e attuale allenatrice delle Notre Dame Fighting Irish femminili, figura di riferimento fondamentale nella sua crescita sportiva e personale.
Gli anni al college: la rampa di lancio a Purdue
Ivey ha militato nella squadra universitaria dei Purdue Boilermakers per due stagioni. Da freshman, nonostante un infortunio al piede che lo ha tenuto fermo per cinque partite, si è messo in mostra con una media di 11,1 punti a partita, guadagnandosi un posto nel Big Ten All-Freshman Team.
Già in quegli anni la fede era parte integrante della sua identità. Dopo soli due anni di college, dichiarò la propria candidatura al draft NBA, e nell’annunciarlo sui social non mancò di rendere gloria a Dio:
“Prima di tutto, vorrei ringraziare Dio per avermi benedetto con la capacità di giocare a basket. Mi ha dato la passione, la fiducia e la determinazione per perseguire questo mio sogno.”
Il draft e i Detroit Pistons
Ivey è stato selezionato con la quinta scelta assoluta al draft NBA 2022 dai Detroit Pistons. L’esordio in regular season è stato subito promettente: 19 punti, 3 rimbalzi e 4 assist nella vittoria all’esordio contro gli Orlando Magic. Nella sua prima stagione ha chiuso con 16,3 punti di media in 74 partite, ottenendo il riconoscimento di NBA All-Rookie Second Team. Nelle due stagioni complessive ha tenuto medie di 15,8 punti, 4,5 assist e 3,7 rimbalzi in 29,9 minuti a partita.
Nonostante il suo profilo pubblico nell’NBA, Ivey non ha mai nascosto la sua fede ai giornalisti. Ha concluso una conferenza stampa a marzo citando Giovanni 14:6:
“Prima di tutto voglio dire che Gesù è la via, la verità, la vita. A chiunque stia ascoltando questo messaggio: il Regno dei Cieli è vicino. Gesù tornerà, e dobbiamo tutti pentirci dei nostri peccati e riporre la nostra fede in Gesù.”
E sulle sue doti sportive ha aggiunto:
“Do tutta la gloria al mio Signore e Salvatore, Gesù Cristo, per avermi donato questi talenti.”
Il 7 febbraio 2024 ha stabilito il suo massimo in carriera con 37 punti, aggiungendo sei rimbalzi e sette assist nella vittoria sui Sacramento Kings.
Ivey ha compiuto un passo che va ben oltre il basket: ha ricevuto il battesimo. Lo ha annunciato con un post su Instagram, dichiarando di essere “nulla senza Gesù” e citando due versetti biblici:
“ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c’è variazione né ombra di mutamento.“ — Giacomo 1:17
“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione.” — 2 Corinzi 5:17
Insieme a lui è stata battezzata anche sua moglie Caitlyn.
Il trasferimento ai Chicago Bulls
Il 3 febbraio 2026, Ivey è stato ceduto ai Chicago Bulls nell’ambito di uno scambio a tre squadre che ha coinvolto anche i Minnesota Timberwolves e i Detroit Pistons. Nell’operazione, Chicago ha puntato su un talento giovane e atletico, nella speranza di dare nuova energia a un roster in difficoltà.
Tra i tifosi dei Bulls, però, le aspettative erano contrastanti: da una parte c’era curiosità ed entusiasmo per un giocatore esplosivo, ex scelta alta al Draft, visto come possibile pedina per il futuro; dall’altra non mancavano dubbi legati agli infortuni e alla sua discontinuità nelle stagioni precedenti. Alcuni osservatori sottolineavano come Chicago stesse facendo una “scommessa a basso costo ma ad alto potenziale”, mentre parte della fanbase temeva l’ennesima mossa poco incisiva della dirigenza.
Anche nelle community online dei tifosi, il giudizio era tutt’altro che unanime: c’era chi definiva la trade una delle tante decisioni discutibili del front office, arrivando a inserirla tra le peggiori mosse recenti, mentre altri la consideravano un rischio accettabile, con la logica del “vale la pena provarci con un talento così”.
Una nuova tappa che poteva rappresentare il rilancio definitivo di un talento cristallino.
La risoluzione del contratto
I Chicago Bulls invece a fine marzo 2026 hanno comunicato lo svincolamento di Ivey per “condotta lesiva nei confronti della squadra”.
La notizia arriva dopo che Ivey aveva pubblicato nelle ultime settimane una serie di video e commenti sul Pride e sul cattolicesimo:
Il mondo può proclamare l’LGBTQ, giusto? Proclamano il Mese del Pride e l’NBA. Lo proclamano. Lo mostrano al mondo. Dicono: ‘venite a unirvi a noi per il Mese del Pride per celebrare l’ingiustizia’. Lo proclamano. Lo proclamano sui cartelloni. Lo proclamano nelle strade. Ingiustizia. Allora com’è possibile che non si possa parlare di giustizia? Come fanno a dire che quest’uomo è pazzo?
Il cattolicesimo è una falsa religione. E non è la vera dottrina di Cristo. Non porta alla salvezza in Gesù Cristo.
La risposta di Ivey non si è fatta attendere:
Hanno detto che il mio comportamento è dannoso per la squadra», ha dichiarato Ivey durante una diretta sui suoi social. «Non sono stato con la squadra. Non sono stato con la squadra perché ero in riabilitazione. Quindi com’è che il mio comportamento è dannoso per la squadra? Dove avrei arrecato danno? Ho forse detto ai giocatori: “fai schifo”? Ho detto a qualcuno che fa schifo? Quello sì che sarebbe dannoso per la squadra, giusto? Perché significherebbe che non mi fido di loro. Sto dicendo che un giocatore fa schifo e sono nella stessa squadra con lui, giusto? Ed è mio compagno di squadra. Dovremmo essere compagni di squadra. Dovremmo essere nella stessa squadra, giusto? Dovremmo giocare insieme, giusto? Dovremmo passarci la palla, giusto? Dovremmo fare blocchi sulla palla, giusto? Dovremmo fare queste cose insieme.
Qui trovate la sua reaction.
Nonostante la carriera potenzialmente compromessa, non si è demoralizzato o scoraggiato, nessun passo indietro ma ha continuato a parlare con franchezza del Regno di Dio per le strade citando Matteo 5:8: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio“.
Jaden Ivey spotted preaching on the streets.
— ClutchPoints (@ClutchPoints) April 5, 2026
(via Kedrickawater/ TikTok)pic.twitter.com/bfpkYGFzfd
Ivey, accettando il prezzo che gli è stato chiesto di pagare, ha dimostrato che la sua identità non era fondata sulle prestazioni, sugli applausi o sui trofei, ma sulla Roccia dei secoli: Cristo Gesù.
Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede
Lettera ai Romani 1:16
Il prezzo pagato da Ivey diventa per noi uno stimolo a parlare di Dio con gioia e franchezza, anche quando questo significa prendere posizioni scomode. Con coraggio affrontiamo le conseguenze e, dimenticando ciò che sta dietro, ci protendiamo verso ciò che è davanti: corriamo verso la meta, per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.
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