Una delle sfide più grandi che un atleta può affrontare durante la sua carriera è l’infortunio.
Può arrivare quando meno ce lo aspettiamo: un carico sbagliato in allenamento, un contrasto troppo duro, un movimento innaturale, un avversario che ci colpisce volontariamente o involontariamente. In un istante qualcosa si interrompe, e ciò che prima sembrava normale diventa improvvisamente fragile.
L’infortunio fa male, certamente. Ma spesso il dolore più difficile non è solo quello fisico. È ciò che viene dopo. L’intervento, la riabilitazione, il lavoro a parte in palestra, le sedute ripetitive, i tempi di recupero, l’attesa.
È vedere i tuoi compagni allenarsi, crescere, giocare e magari vincere mentre tu sei fermo. È sentire che la squadra va avanti mentre tu rimani indietro.
In quei momenti la mente comincia a riempirsi di domande. Recupererò nei tempi previsti? Tornerò in forma come prima? Sarò ancora utile al mio rientro? Avrò ancora spazio? Questo dolore passerà davvero o me lo porterò dietro? L’infortunio non mette alla prova soltanto il corpo, ma anche l’identità, la fiducia, la pazienza e il cuore.
Eppure, proprio in una delle fasi più difficili della carriera, l’atleta può riscoprire qualcosa che spesso, nella routine intensa degli allenamenti e delle competizioni, sembra mancare: il tempo. Tempo per fermarsi, per riflettere, per ascoltare, per pregare, per leggere la Parola di Dio con più attenzione. Quel tempo può essere speso lamentandosi, nutrendo dubbi e confronti, oppure può diventare un luogo di incontro più profondo con Dio.
Nella Bibbia vediamo molti uomini di Dio attraversare stagioni basse, dolorose e incomprensibili. Ma proprio lì, sotto pressione, Dio ha portato alla luce ciò che c’era davvero nel loro cuore. La prova rivela il carattere, scopre le motivazioni più profonde e mostra quanto siamo disposti a fidarci del Signore anche quando non abbiamo più il controllo della situazione.
Forse il tuo infortunio non sta soltanto rallentando la tua stagione sportiva. Forse Dio sta usando questo tempo per formare qualcosa di più profondo dentro di te. Quando affronti questa fase davanti a Lui, la Parola diventa più costante, la preghiera più sincera, l’orecchio più attento alla Sua voce, il cuore più sensibile e la mente meno affollata. La situazione esterna magari non cambia subito, il recupero richiede ancora tempo e il corpo non risponde ancora come vorresti, ma dentro può nascere una pace nuova.
Il lungo infortunio che ho subito è stata la cosa migliore che mi potesse capitare. Potrebbe sembrare strano, ma ho usato quel tempo per investire nella mia relazione con Dio.
Felix Nmecha
Questa non è una negazione del dolore. Non significa dire che l’infortunio sia facile, bello o desiderabile. Significa però riconoscere che Dio è presente anche lì. Dio non è Dio soltanto quando giochi, vinci, segni, performi o ricevi applausi. Dio è Dio anche quando sei fermo, quando lavori lontano dai riflettori, quando nessuno vede la fatica della riabilitazione, quando il tuo nome non è nella distinta e quando il rientro sembra ancora lontano.
Il percorso riabilitativo prima o poi finirà, ma guardandoti indietro potresti scoprire che quel tempo non è stato sprecato. Potresti accorgerti che sei diventato più paziente, più maturo, più forte nella fede e più consapevole della tua dipendenza da Dio. Soprattutto, potresti scoprire che quella prova ti ha avvicinato di più a Cristo.
Gesù conosce la sofferenza. Lui non ha affrontato un semplice infortunio, ma la flagellazione, la croce e la morte. Non ha portato soltanto un dolore fisico, ma il peso del peccato del mondo. È stato ferito, umiliato e inchiodato al legno per darci perdono, vita e pace con Dio. Per questo puoi portare anche il tuo dolore davanti a Lui, sapendo che Cristo non è distante dalla tua prova, ma presente nel tuo cammino.
Forse oggi non riesci ancora a dire: “È stato un bene per me”. Forse oggi senti solo frustrazione, paura o stanchezza. Ma continua a cercare Dio dentro questa stagione. Continua ad ascoltare la Sua Parola, continua a pregare anche quando hai poche parole, continua a credere che il Signore può usare anche ciò che fa male per formare qualcosa di eterno dentro di te.
Un giorno, guardandoti indietro, potresti dire: “Ha fatto male, ma Dio mi ha formato. È stata una prova, ma non è stata inutile. Mi ha fermato nel corpo, ma mi ha fatto crescere nello spirito.”
È stato un bene per me l’afflizione subita, perché imparassi i tuoi statuti.
Salmo 119:71
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