Devotional
28 Settembre 2026 3 min di lettura

S2 Ep2: Siate contenti di ciò che avete

Quante volte abbiamo sentito parlare di giocatori “mai sazi”?

Di solito questo termine nello sport ha connotazioni positive, infatti viene accostato ai grandi atleti che non si sono arresi, che hanno perseverato, che hanno raggiunto grandi traguardi proprio perchè hanno dato in allenamento e in partita quel qualcosa in più rispetto agli altri.

Una volta il coach Dennis Mitchell, ex campione olimpico e due volte campione mondiale nella staffetta 4×100, disse:

Nella mia squadra il talento non basta, voglio vedere il sacrificio e la fame

L’ambizione sportiva è parte intrinseca dello sport e di un atleta.

Alla luce delle considerazioni appena fatte, cosa suggerisce quindi la Bibbia agli atleti di oggi che vogliono onorare Dio con il loro corpo e la loro mente facendo loro Romani 12:1?

Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale.

Dio vorrebbe che i propri figli fossero liberi di godersi il proprio sport non assecondando o assimilando la mentalità della società, ma vivendo una vita piena e soddisfacente nella sua grazia che è sufficiente ad ogni cosa.

Nel contesto della Lettera agli Ebrei, Dio mette in guardia l’uomo da un desiderio che nasce nel profondo e che poi diventa più esteriore: l’avarizia.

Il mondo dello sport odierno ci offre alcuni esempi di atleti che vivono la loro carriera come mercantilisti a causa dell’insaziabile ricerca di contratti multimilionari, frammentando così la loro carriera.

In altri casi osserviamo rapporti deteriorati con lo spogliatoio, la società, i tifosi per la fame di rinnovi contrattuali e richieste di aumenti salariali costanti; alcuni di questi atleti hanno perso la fascia da capitano e sono stati infine ceduti.

Nel mondo sportivo possiamo estendere la fame tossica all’esasperazione dell’individualismo e alla ricerca continua dei record personali che possono rivelarsi dannosi per il gioco di squadra e mettere in difficoltà l’allenatore; non accettare la panchina o rifiutare di non essere il fulcro assoluto di ogni azione può logorare il rapporto con chi ci sta intorno.

Dio invece invita ed esorta a saggezza, equilibrio, autocontrollo. Nella sua Parola ci sono eterne e inalterabili promesse, una di queste è il continuo appagamento dell’anima.

I grandi atleti vogliono essere ricordati per i loro record ma i figli di Dio vogliono essere ricordati per come hanno saputo gestire in modo santo e biblico la loro carriera.

La vostra condotta non sia dominata dall’amore del denaro; siate contenti delle cose che avete; perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò».